Recensione Di Daniele – Grey’s Anatomy 13×18 Be Still, My Soul

Avrei facilmente potuto odiare questo episodio, o meglio, trovarlo inutile a questo punto della stagione e della storia. Prendermela ancora una volta con gli autori che quest’anno perdono tempo sbalzandoci fuori dal cuore dell’azione, cambiando rotta continuamente e lasciando a noi tutta la fatica di dover ritornare ogni volta al timone della nave.

Ma la verità è che non posso farlo.

Non posso perchè questi autori sono maledettamente bravi, maledettamente capaci, strateghi, intelligenti.

Questo episodio, piazzato in una stagione che ha avuto più filler che gioie, a pochi episodi dalla fine, poteva rivelarsi una mossa fallimentare.

Perchè è di Maggie Pierce che stiamo parlando.

Ok, è con noi da 3 stagioni, ma chi ama davvero Maggie Pierce? La realtà è che noi non amiamo Maggie, non le vogliamo bene. A volte, quando dà un pugno a un omofobo o difende a spada tratta la sua famiglia, simpatizziamo per lei; altre, quando fa la viziata, pignola e noiosa donna con un bastone su per il culo, sbuffiamo in sua presenza così forte da sentire male ai polmoni e correre a fare una diagnosi veloce su Google.

Guardiamo Grey’s Anatomy da 12 anni (a proposito, auguri amore mio) siamo tutti ipocondriaci cronici.

Perciò affidarle un’intero episodio, un’intera storyline, poteva rivelarsi un vero e proprio fallimento visto che stiamo parlando di un personaggio con cui facciamo fatica ad empatizzare, a sentire come uno di casa. Un personaggio che ha un fanbase esclusivo, nel senso che sono tre gatti.

Due, dal momento che Diane ci ha lasciati adesso.

E invece questi autori strateghi danno il nome MEGGHI alla nave, ma mettono Meredith Grey al timone.

E questa nave non affonda come avrebbe dovuto, perchè se un iceberg incontra Meredith Grey, è un iceberg frantumato.

Questo episodio si rivela essere una bellissima, commovente, intensa pagina di diario che Meredith scrive a una delle figure più controverse e cruciali della sua vita: Ellis Grey.

E come puoi non amare un pezzo così vitale di storia che si ricollega direttamente a quel passato che ci ha resi straordinari oggi?

È un omaggio di Meredith a sua madre ma è anche un regalo a tutti noi fan di Grey’s Anatomy.

Perchè per me l’essenza di questo show si riduce sempre e solo a Meredith e questo personaggio non sarebbe così speciale, non sarebbe il sole, se non fosse per gli sbagli di Ellis che alla fine sono anche gli sbagli di Richard.

Questa 13×18 ci ricollega a tutto questo, a quei flashback con quella giostra, con quella Meredith bambina sola e impaurita che adesso invece, sceglie di non avere paura.

A una Ellis che di nuovo torna nella storia più forte e viva che mai. Non è un caso che ci sia sempre qualcosa di questa donna immensa quando Meredith si trova ad affrontare un capitolo nuovo o particolare della sua vita, perchè nessun personaggio ha mai definito Meredith come ha fatto Ellis.

Questo rapporto è il nucleo dell’intera storia, il cuore dell’oceano proprio. La forma primordiale di vita che regala un orgasmo a noi puristi di Grey’s Anatomy.

Quelli che hanno iniziato con Meredith, per Meredith e che dopo un decennio sono qui ancora e solo per lei.

Così, dopo la 11×22, dopo un Ellis che parla per Meredith, adesso è Meredith a parlare per Ellis e a finire quella pagina di diario.

Ma è anche il diario degli errori di Richard, errori che dal passato tornano a tormentarlo nel presente con Maggie. Errori che lo segnano ma lo aiutano anche a fargli raggiungere un punto di risoluzione nella sua attuale faida con la Bailey.

Amo queste chiusure di cerchio, il modo poetico, studiato ed emozionante con cui GA riesce sempre a mischiare passato e presente, confondendoli in un’armonia perfetta.

Un passato che si rivela decisivo per il presente, che ancora una volta indica la direzione da prendere. A prova dell’enorme potenza di questa storia, della sua costruzione, delle sue storyline curate nel tempo. È questo il motore della show, il suo segreto, il motivo per cui arriva a festeggiare traguardi come 12 anni di vita senza nessuna data di scadenza all’orizzonte, prevista.

Ho amato anche il modo in cui sono riusciti a inserire Maggie nella storyline delle Grey Girls, in maniera organica, naturale, così convincente a tal punto da farci credere veramente che questo personaggio era in programma dalla s4.

Per cui, se Richard va avanti nella sua situazione di stallo con la Bailey, Meredith lo fa con la sua vita adesso.

E in questo episodio (ri)vediamo una Meredith adulta, matura, saggia.

Una donna in grado di prendersi cura della sua famiglia ma anche di pensare un po’ a se stessa.

Se finora le attenzioni di Meredith verso Nathan sono state captate solo dai più attenti e fedeli alla storia di questo personaggio non convenzionale, questa volta non c’è alcun bisogno di leggere tra le sue sfumature dark and twisty.

Meredith splende e per una volta, dopo tempo, non teme di nascondere la natura delle sue intenzioni.

Vuole darsi una possibilità.

Vuole dare a se stessa la possibilità di essere di nuovo felice.

Perchè alla fine è di questo che si tratta.

Riguarda sempre, tutto e solo Meredith.

Il suo viaggio.

Riggs è solo il mezzo di una parte di storia, non lo scopo.

Perciò, da quell’undicesima stagione, dalla Meredith che fa colazione sul portico e osserva la sua vita perfetta e ammette di essere felice, un secondo prima di perdere tutto, passando per la Meredith della s12, quella del: Io non mi domando cosa ci sia in giro… non sento di perdermi qualcosa, ho avuto un amore grande, stupendo, e quella fase è alle mie spalle. Ho i figli, e voi ragazzi, la chirurgia e sono felice. Non avrei mai pensato di poterlo essere, eppure lo sono, e non mi serve altro”; oggi ritroviamo una Meredith che sceglie di dare a se stessa una nuova possibilità, ma con un tempismo di merda.

Ehy, non sarebbe Meredith Grey se la sfiga non le alitasse sul collo.

Ma gioiamo per quello che abbiamo.

Una Meredith che va a cercare Nathan Riggs, che gli porta il caffè, che gli dice che deve rimandare quella cena non perchè non vuole ma solo perchè deve.

Un “sometimes” a cui aggrapparsi che è a tutti gli effetti una promessa.

E Meredith Grey non fa promesse tanto facilmente.

Rivediamo una Meredith di nuovo in pista nel campo dell’amore, un aspetto che non l’ha mai definita come persona ma che è sempre stato il mezzo per mostrarci le sue contraddizioni, le sue insicurezze, ferite, timori, cicatrici ma anche i suoi desideri, le sue speranze e aspettative.

Le relazioni sentimentali di Meredith, sono sempre state l’ago della bussola che ci indica a che punto della storia, della vita, del suo viaggio si trova.

E questo nuovo inizio, con la protagonista di nuovo così schierata a centro campo, a 12 anni esatti dalla stagione 1, non è forse il regalo migliore che GA potesse farci?

Ecco, per tutti questi motivi non posso odiare questo episodio.

Perchè è un grande omaggio a un passato che per noi ha dato il via a tutto.

È storia, è tradizione, ce l’abbiamo nel sangue.

Questo episodio è la chiusura di un grande capitolo della storia di Meredith, un po’ come Cristina Yang nella sua 10×24.

Vediamo questa 13×18 e pensiamo subito alla casa di cura in cui era ricoverata Ellis Grey, alla sua casa che Mer vuole vendere per liberarsi dal peso di quell’enorme figura e responsabilità nella sua vita ma che poi sceglie di tenere perchè sa che è parte di sé. Non può lasciarla indietro. Pensiamo a quel: “immagina la mia delusione quando mi risveglio e scopro che sei nient’altro che ordinaria” che manda in crisi l’intero universo di Meredith, che la spinge al suicidio, ai suoi seri problemi nei legami affettivi, alla terapia a quel: “ho capito tutto e sono guarita” di molte stagioni dopo.

A Meredith che concede a se stessa e a sua madre quella pace agognata, seppellendola nel lavandino della sua sala operatoria preferita. “Lei non credeva in niente.”

A Meredith che alla fine trova i diari di sua madre e questo l’aiuta a capirla, a conoscerla e amarla come non ha potuto mai fare e d’un tratto non è più una figura da odiare e da cui fuggire, ma un modello di vita a cui aspirare.

E abbiamo Mer che sceglie la sua stessa specializzazione, che cerca di continuare le sue ricerche sperimentali, che guarda le sue videocassette vantandosene con gli amici. È una Ellis che è sempre stata onnipresente nella sua vita ma che ora diventa una figura positiva e non più la fonte di ogni suo malessere.

E lo sappiamo, perchè ancora oggi a guidare Meredith, i suoi pensieri, le sue decisioni, c’è Ellis Grey.

Vorrei tornare. Ma ogni volta che ci penso sento la voce di mia madre che mi dice ‘Mer è Richard’.”

E questa Meredith di 10 anni dopo è una Meredith che non ha più paura e che ringrazia e risponde a quel: “tu sei tutto tranne che ordinaria” di sua madre con un addio pacifico.

 

 

Come puoi non amare questo episodio e riconoscerne la sua potenza dopo tutto questo incredibile viaggio?

Ma, c’è un ma.

Perchè questo episodio ha una grande pecca: altera la timeline dello show utilizzando flashforward che raccontano la storia di Maggie, di Meredith e Richard e la Bailey, ma lasciano fuori tutti gli altri personaggi, mettendo ancora una volta, in maniera incredibile (nel senso letterale del termine), le loro storie, i loro drammi in stan by.

Questa è l’unica critica che posso muovere a questa 13×18.

Un episodio che alla fine si rivela emozionante e commovente come ci era stato promesso.

Perchè utilizza la storia difficile di una madre e di una figlia, Meredith & Ellis, la genesi da cui partono 12 anni di show, per raccontarci quella di un’altra madre e di un’altra figlia.

Questo episodio ci dimostra quanto è forte e potente l’amore materno.

Un amore immenso per cui si è disposti a perdere il controllo del proprio corpo, a sfinirsi, a indebolirsi, a vomitare sangue.

Letteralmente.

Perchè Diane sceglie di sottoporsi a quella terapia devastante e di soffrire in maniera atroce solo per sua figlia.

Una figlia in cui, questa volta, tutti noi possiamo riconoscerci.

Perchè non è facile arrendersi nel perdere qualcuno che amiamo.

E quel dolore, quel senso di impotenza fanno impazzire a tal punto da trasformarci in egoisti e persino stronzi.

Come è stata Maggie dall’inizio alla fine di questo episodio.

Ma quanto saremmo stati diversi da lei al suo posto?

Non avremmo fatto, forse, anche di peggio?

Un tema complesso e toccante che solo uno show come questo poteva raccontare in un unico episodio, rendendogli giustizia.

Un altro trionfo di questa serie che ha quella rara capacità di trasformare i suoi punti deboli in forza.

Un’altra sfida vinta e premiata con successo dal pubblico fedele.

 

Conclusione:

Ho amato il ritorno in campo delle tre sorelle. Sono così combattuto perchè Amelia a casa Grey con Meredith e Maggie ci sta benissimo. Ma c’è anche Owen a cui pensare.. che tempismo di merda questo matrimonio lampo. Amelia, non potevi chiedergli di sposarti che ne so, verso la 15×17?

Non posso rinunciare al potere del trio, ai loro siparietti quotidiani comici e divertenti con cui la s12 ci ha viziati, al senso di unione e famiglia che riescono a trasmettere anche restando sedute vicino, in silenzio, a mangiare una lasagna.

Sono un pezzo vitale della storia presente a cui faccio fatica a rinunciare.

Eccezionale debutto alla regia per Ellen Pompeo.

Ho amato il suo PoV. Il ricreare le inquadrature storiche della storia di Meredith & Ellis e Zola & Mer (11×04 – 11×22) per raccontare dal punto di vista Grey, anche la storia di Diane & Maggie che ormai possiamo considerare una Grey a tutti gli effetti.

(L’oscurità della morte ha toccato la sua vita luminosa, da qui è solo un cammino in discesa verso gli inferi, costellato di tanto in tanto da piccole gioie passeggere.

Benvenuta in famiglia, Maggie);

ma anche inserire qualcosa di nuovo che rispecchi il suo personale gusto, come le inquadrature dall’alto.
Nell’ultima scena è stato particolarmente potente.

Per la prima volta in GA vediamo anche delle dottoresse in ospedale che indossano lo hijab e sappiamo quanto è forte e vitale un messaggio del genere in questo determinato periodo storico-politico. Anche questo un dettaglio fortemente voluto da Ellen.

Altro punto di forza di questo episodio che in ogni sua scena, in ogni sua inquadratura, nel suo dolore ha urlato la forma più pura e intensa d’amore che esiste al mondo (quello di una madre per una figlio e viceversa) è la soundtrack che è stata una grande protagonista di questa 13×18.

Quando Grey’s Anatomy finirà pretendo che Meredith mi parli come Diane ha fatto con Maggie prima di lasciarla per sempre.

Meredith: “Voglio che ti innamori di un altro show. E deve essere uno per cui valga la pena fare le dirette alle 2 di notte. Uno che faccia almeno 1.8 di rating e abbia 5 stelle nelle recensioni di TvLine. Trova una nuova Meredith Grey che ti ami giusto un po’ più di quanto tu ami lei.”

Daniele: “E se ci amassimo allo stesso modo? Che ne dici?”

Mer: “No, deve capire che è lei la fortunata ad avere te e non il contrario. Non farti piccolo per nessuno. Sii la tua persona. E prova a metterti un po’ di contorno occhi. I vampiri con le occhiaie non vanno più di moda dal 2009.”

 

Voto: 7,5

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