American Horror Story – Cult: tutti i mostri sono umani

La nuova stagione di American Horror Story è quella che forse fa più paura… perché è la più umana

All monsters are human.

Con questa quote di Sister Jude (Jessica Lange) dalla seconda stagione “Asylum” possiamo riassumere il concetto che funziona di più in American Horror Story: la serie fa più paura ed è al suo meglio quando tratta di umanità, della psicologia dell’essere umano senza bisogno di un high concept. Non a caso, Asylum è la stagione che – a livello di coerenza narrativa e strutturale – ha funzionato di più.

Grazie alla sua natura antologica American Horror Story è sempre in grado di reinventarsi, Cult è una delle sue incarnazioni più forti, forse perché è più vicina a noi. Ciò che è alla base della settima stagione di AHS,  come dice lo stesso villain Kai (Evan Peters), è la paura, la paura non nel suo significato più banale, non la paura da jumpscare o da adrenalina da film horror, è una paura più profonda, più subdola, più infima, è la paura di ciò che ci circonda, del mondo che cambia, del non poter fare qualcosa, dell’essere impotenti di fronte ad una società che tenta di affossarci.

Cult parte durante la Election Night non a caso, è un American Horror Story post Trump, è l’unica stagione in cui non c’è un minimo di elemento sovrannaturale, non c’è una spiegazione magica o di un altro mondo dietro la cattiveria dell’uomo, è tutto umano. American Horror Story provava a dircelo fin dalla prima stagione.

Kai è un leader e influenza le menti deboli dei membri di questo nuovo silenzioso, ma sempre più prepotente, culto e mentre la serie fa ancora uso di importanti twist e condisce il tutto anche con un pizzico di storia distorta (bellissimo l’episodio dedicato a Valerie Solanas) cerca di restare integra e vicina al suo obiettivo.

Spesso American Horror Story si è perso per strada, partendo con inizi di stagioni promettenti per poi fallire nel portare a termine un percorso coerente (pensiamo a Coven ma anche Hotel), Cult procede a passo veloce verso un qualcosa, ha una sua struttura narrativa, ha un suo filone logico, riesce nel suo intento, ed è per questo, attendendo l’epilogo, una delle stagioni più riuscite della serie.

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