Recensione di Daniele – Grey’s Anatomy 14×05 Danger Zone

Sto pensando di chiamare Annalise Keating per fare causa ed ottenere il risarcimento danni dal matriarcato Shondaland.

Due anni di vita buttati. Due anni di show sprecati.

Due anni in cui avrei potuto impiegare quel tempo speso dietro a Grey’s Anatomy per fare qualcosa di produttivo come iscrivermi a un corso di pasticceria fruttariana, frequentare lezioni di petalogia da una mamma pancina terapeuta, produrre e vendere gioielli fatti col latte materno.

Tutte cose che non servono a un cazzo, ma sicuramente più utili di questi ultimi due anni di Grey’s Anatomy.

Due anni in cui avrei potuto iniziare nuovi show in cui i percorsi dei personaggi hanno un senso, una continuità, una logica, una ragione di esistere. Non sono vuoti, riempitivi, specchi per allodole, screentime e storyline sprecati, capitoli di trama inutili fatti di viaggi pirandelliani con happy ending irrealistici e fiabeschi.

Tane di bianco coniglio.

È come se per due anni fossimo finiti a Wonderland e adesso tornati bruscamente alla realtà, dove i sogni sono solo sogni, dove le certezze diventano inutili fantasie.

La prova definitiva che la 13° stagione è inutile, mai esistita nella trama orizzontale dello show, arriva oggi.

Mi sento come la vecchia del Titanic quando le chiedono: “Ma questo Nathan Riggs, questo percorso Merthan, questo Jack è davvero esistito?”

No, lui vive solo nei funghi allucinogeni della 13° stagione, nei miei ricordi.”

Ci hanno presi in giro, ci hanno illusi, hanno fatto di noi i loro burattini, hanno giocato con i nostri sentimenti, il nostro tempo, per due anni.

Il bello è che l’hanno sempre fatto, ma mai in maniera così squallida. Persino per gli standard Shondaland.

Non è un plot twist inaspettato, geniale, non è un happy ending, è una cacata colossale.

Voglio trovare un senso a questa storyline, anche se questa storyline un senso non ce l’ha.

È come quando al Grande Fratello fanno fuori al televoto il concorrente che davi per certo fosse il vincitore, come quando a Uomini & Donne il tronista infame abbandona il trono a metà percorso, dopo che t’ha fatto appassionare, come quando scopri che nei tuoi biscotti preferiti c’è l’olio di palma.

Ti vengono a mancare le certezze della vita.

È quello che ci è successo.

Noi che siamo qui da 3 ANNI ad aspettare questo nuovo inizio promesso, ogni volta sembra sempre la volta buona, invece è solo un’altra cantonata.

Siamo a tutti gli effetti fedeli di una religione che non ci merita.

Aspettiamo la venuta del nuovo inizio, della nuova era, come i cristiani aspettano la venuta del Messia.

Perciò quando e SE questo nuovo inizio avverrà mai in Grey’s Anatomy, sapremo che è giunta la fine dei tempi.

Forse ogni stagione di Grey’s Anatomy è proprio un sigillo dell’Apocalisse da spezzare, ecco perchè dura in eterno, forse Shonda Rhimes è l’Anticristo venuto in Terra, forse il series finale di Grey’s Anatomy sarà proprio l’Apocalisse leggendaria di cui si parla da secoli.

Ma la verità più cruda e meno fantasiosa è un’altra.

Grey’s Anatomy non è più Grey’s Anatomy ma un manifesto politico.

È un chiaro e sfacciato veicolo di propaganda politica.

Grey’s Anatomy ha rinunciato ad essere uno show che parla al cuore della gente, perchè si è assunto il gravoso compito di educare i cittadini dell’America Trumpiana.

Dunque ogni storyline non deve commuovere, divertire, emozionare, arricchire, far riflettere ma bastonare, educare.

Non c’è più tempo per il metodo carota e bastone, da oggi si usa solo il bastone.

Ogni giovedì non c’è più un nuovo episodio di Grey’s Anatomy ma una lezione di politica Shondiana.

E pensare che a me Grey’s Anatomy piaceva davvero proprio per questo.

Per il modo REALE in cui vedevamo un personaggio gay, di colore, di un’etnia diversa, o una donna, lottare per affermarsi in questa società fortemente malata e condizionata dalla figura dell’uomo occidentale, bianco ed etero.

Era questo il vero segreto di Grey’s Anatomy. Era questo che ha fatto di questo show un must watch, un vero e proprio cult.

Ci si legava ai personaggi, alle storie, proprio perchè si entrava in empatia con loro. Lo show parlava ad un pubblico vasto rompendo ogni tabù sociale, scavando nell’anatomia profonda del pregiudizio fino ad estirpare questo tumore, mostrandoci per quello che siamo davvero: non importa se uomo o donna, se etero o gay, se bianco o nero, siamo tutti fatti di ossa e sangue e sentimenti.

E si raccontava tutto questo con impressionante realismo, in un modo così naturale, vivido, reale, che parlava ai cuori della gente e solo così riusciva a smuovere le coscienze, far riflettere lo spettatore, cambiare il suo pensiero, aprirgli la mente.

Perchè tutto questo aveva riscontro nella realtà. Ci si poteva immedesimarsi. Empatizzare con il personaggio e la sua storyline.

Adesso si è solo scelto di esasperare in maniera violenta, assurda e per nulla credibile, questi messaggi, si è scelto solo di indottrinare lo spettatore e tutto ciò che era un punto di forza della serie, adesso diventa la sua debolezza più grande.

I personaggi non sono più esseri umani ma etichette sociali, politiche. Le storyline non sono più portatrici di sentimenti e messaggi, ma solo marchette politiche, veicoli di indottrinamento.

La verità è che a Shona Rhimes non interessa più vivere nel nostro mondo, nel mondo reale.

Lei ce l’ha fatta. È stata la prima donna di colore ad avere uno show di successo e pluripremiato in prima serata, poi tre show che superano i 100 episodi l’uno, poi un’intera serata americana col suo nome sopra, è tra le 100 donne più influenti al mondo, ha la sua stella sulla Walk of Fame, è la terza donna di colore che è entrata nella Hall of Fame class della Television Academy.

È una showrunner che sa fare il suo lavoro, maestra nella sua arte, ha davvero cambiato l’America e onore al merito per questo.

Ma adesso si è chiusa nel suo mondo dorato chiamato Shondaland e non le interessa più farlo. O meglio, le interessa eccome, ma sbaglia il modo in cui lo sta facendo.

Non ci mostra più il mondo reale, ma ci mostra il suo di mondo. Quello che vive oltre i cancelli di Shondaland. Un mondo utopico, che non ancora non esiste nella realtà quotidiana.

È questo il modello, è così che deve essere, tu spettatore ignorante che hai votato Trump, guarda e impara.

Una maestra dispotica e tiranna, egoista, narcisista, che punisce lo studente indisciplinato bacchettandolo, senza più mostrargli dove e perchè sbaglia. E così sta solo distruggendo tutto ciò che ha creato.

Perchè ha tagliato quel cordone ombelicale che legava lo spettatore allo show, annullando la realtà per favorire l’indottrinamento, il mondo parallelo, la sua realtà fasulla.

A questo punto della storia, Grey’s Anatomy è più irreale di quanto lo sia mai stato. Perchè non ci mostra più come si cambia il mondo, ma ci mostra solo la sua utopia di mondo.

Un mondo governato interamente da donne, dove il maschilista bianco muore sul colpo per puro karma, dove l’omofobia si sconfigge con un pugno, dove il femminismo è così esasperato da diventare maschiofobia.

Così la storyline di Megan Hunt non riguarda quella dell’impatto emotivo devastante che può avere in una famiglia che ha vissuto una cosa terribile come la sparizione o il rapimento, non è interessante mostrare come si guarisce da quei traumi, da quelle fratture dell’anima, non è importante il perdono, l’accettazione, il guarire, l’andare avanti, il senso di colpa, il come si ricostruisce una casa spezzata, il come si ritorna a vivere, nel mondo reale, dopo un’esperienza devastante come questa.

No, Megan Hunt è una Donna quindi ha i controcoglioni, perciò 10 anni di prigionia lontana da casa e dai suoi cari, murata in una colonia di terroristi, è una passeggiata in riva al mare. Non ha traumi, non ha rimpianti, non ha sentimenti violenti e distruttivi. È sana di mente più di noi che seguiamo questo show da più di un decennio.

Tutto questo si risolve in un viaggio on the road da 20 minuti col fratello mentre della madre, vista solo per due secondi, chissenefrega, tanto è a trombarsi un vigile del fuoco di 30 anni più giovane, perciò sta meglio di tutti noi.

La storyline di Megan Hunt è solo una marchetta ai veterani di guerra.

Amateli, sosteneteli, sono eroi americani, sono Megan Hunt.

Eppure io a questa storyline pietosa e irreale, preferirò sempre quella dei due militari della 4×14 che per me saranno sempre più eroi americani di questo messaggio politico chiamato Megan Hunt.

Quei due militari, dopo anni, sono ancora nei nostri cuori.

Perchè la loro storia era REALE, era VERA, era sentita, tormentata, era trattata con un duro realismo che sembrava davvero uscita da una corsia d’ospedale americano.

Non era televisione, non era propaganda politica, non era educazione del cittadino americano.

Era realtà.

So cosa sta pensando: che soldato è uno che non riesce a tenere testa a suo padre”.

Pensavo a quanto è difficile”

Essere gay o avere un tumore?”

Tutto quanto”.

Megan Hunt non è stata solo una marchetta ai veterani, ma anche un assist perfetto per far fuori Nathan Riggs, (in)utile strumento per mostrare la supremazia del girl power e di un violento, aggressivo e sanguinolento femminismo.

Non è bello vedere Serena Grandi e Corinne Cléry che litigano in prima serata per un uomo morto, offendendosi sui difetti fisici e l’età che avanza…

… ma non è nemmeno bello vedere due donne che trattano l’uomo come un oggetto, una palla da passarsi, no prendilo tu, a me non interessa, te lo cedo volentieri.

No ma anche a me non interessa più di tanto, dai tienilo, è un regalo perchè mi hai fatto un buon intervento.

L’happy ending di Nathann Riggs non è a Malibù con Megan e nemmeno a Seattle con Meredith.

L’happy ending che Nathan Riggs meritava è quello di sfanculare due donne che lo trattano come un oggetto, come un sottomesso ai loro capricci femministi, desideri, volontà.

Nessuna delle due meritava Nathan Riggs a questo punto.

Perchè l’intento ormai evidente di Shonda è quello di sostituire il patriarcato col matriarcato, il maschilismo con il femminismo.

Sostituire, non curare come faceva un tempo.

Ed è orribile, agghiacciante, sbagliato, vergognoso.

Amo Meredith Grey come non ho mai amato nessun personaggio fittizio.

Ma io amo Meredith Grey in quanto Meredith Grey, non il manifesto femminista che si è scelto di far diventare.

Perchè Meredith Grey non è più un personaggio ma un’ideale politico e sociale.

A noi Meredith Grey è sempre piaciuta perchè era il simbolo della resilienza.

Non della vendetta femminista.

Io amo la Meredith Grey che implicitamente condanna la giovane ragazza adolescente del: “prendi me, scegli me, ama me”, perchè quello è sbagliato, orribile, nessuno deve implorare per amore, nessuno deve umiliarsi a tal punto, sottomettersi, annullarsi, rinunciare alla proprio dignità, perchè i rapporti devono essere alla PARI, deve esserci equilibrio, entrambe le parti che compongono una coppia devono amare senza rinunciare all’amor proprio, avere voce in capitolo, deve esserci mediazione tra i desideri e i volontà di entrambi.

Io amo la Meredith Grey sana femminista che condanna tutto questo dicendo: “io posso vivere senza te MA NON VOGLIO”.

Perchè questa è una donna, questo è un essere umano nel mondo reale.

Perchè nessun essere umano rinuncia tanto facilmente alla propria felicità quando la trova, nessuno cede una persona a cui tiene, senza rimpianti ma come fosse una caffettiera, tanto domani me la ricompro.

La vita è sì fatta di successi lavorativi e personali, traguardi, ruoli, impegno ed attivismo sociale e politico ma è anche fatta di relazioni, affetti, sentimenti, emozioni che il più delle volte ostacolano tutto questo. Cosa ormai venuta a mancare in questo show pieno di ideali, messaggi politici e pura utopia.

Questa non è stata la scelta di Nathan Riggs come doveva essere, ma è stata la scelta di due femministe agguerrite.

Non avevamo bisogno di Nathan Riggs usato solo come espediente narrativo del girl power, per sapere che le donne possono essere solidali tra loro.

Ce la ricordiamo tutti Izzie Stevens che andando contro il regolamento dell’ospedale e mettendo a rischio la sua carriera, curava due immigrate clandestine.

Ce la ricordiamo tutti Meredith Grey dire addio a Nathan per stare accanto a Maggie dopo la morte di sua madre.

Ce la ricordiamo tutti Meredith che in una situazione di crisi e panico, dice ad Amelia: “sono la tua persona, dimmi di cosa hai bisogno” prima di ritornare a litigare due episodi dopo, come accade nella vita.

A Shondaland considerano questa storyline di Nathan Riggs un successo, per noi che viviamo nel mondo reale, per noi amanti di Grey’s Anatomy, il vero Grey’s Anatomy, questa storyline è un totale fallimento.

Perchè a noi non serviva e non interessava sapere che il femminismo può essere forte e irrazionale quanto il maschilismo.

Quello che ci hanno mostrato è solo il lato oscuro del girl power.

Noi in questa storyline ci abbiamo creduto davvero, l’abbiamo amata davvero, per quello che rappresentava.

Per il messaggio positivo e di speranza che lanciava. Per quello che significava per il pubblico.

Noi abbiamo amato questa storyline per la 12×24.

Per l’idea che l’amore non conosce confini se siamo abbastanza coraggiosi da credere che l’amore non ha confini.

Noi abbiamo amato questa storyline per colpa di quella 13° stagione.

Per il modo lento, realistico, costante in cui ci ha mostrato che non importa quanto tu abbia paura, quanto tu abbia perso, quanto tu sia morto dentro, contro ogni logica, contro ogni previsione, il tuo cuore tornerà a battere.

E si ricomincerà da capo e sì, non sarà senza rischi, farà di nuovo male come in passato, non si è mai pronti, ma l’unico modo per vincere la paura è prendere la tua nuova vita per mano e viverla sperando che ne valga la pena.

La magia di questa storyline era proprio quella di guarirci, insegnandoci che perdiamo delle persone, ma ne troviamo delle altre, la vita va avanti, le ferite smettono di fare male diventando cicatrici della nostra storia personale, ma avremo la possibilità di essere di nuovo felici.

È questo che ha segnato il successo del Grey’s Anatomy post-Cristina\Derek.

Era questo il motivo per cui ogni giovedì eravamo eccitati all’idea di un nuovo episodio. Lo guardavamo per questo. Per questi messaggi. Quando ancora la serie parlava al cuore delle persone. Quando ancora i personaggi vivevano, amavano ed erano umani come noi. Quando ancora potevamo (ri)trovare il nostro vissuto, la nostra vita, in quella di un personaggio di questa serie.

Prima che la propaganda social-politica avesse la meglio.

Quando ancora c’era logica, senso, realismo ed equilibrio tra le due parti.

Perciò questa storyline di Megan è un fallimento perchè non ha mostrato la realtà del dolore di una famiglia spezzata. Delle sfide, delle complicazioni e persino dell’impossibilità di ricomporla del tutto nonostante gli sforzi. 10 anni di lontananza non sono 10 giorni.

La storyline di Meredith e Nathan è un fallimento perchè non solo ha tradito il pubblico a cui questa storia era principalmente indirizzata: le persone che avevano perso un proprio caro, con tutte le difficoltà che questo comporta, ma è un fallimento per l’intero pubblico Greysaniano.

Perchè in essa racchiudeva tutti i valori, tutta la magia che ha reso Grey’s Anatomy uno show senza precedenti nel campo dei tv dramas.

E ha fallito alla grande.

Perchè se la 12° stagione era servita per mostrarci il fatto che Meredith può rinascere da sola, anche dopo una perdita così devastante, la 13° stagione serviva a mostrarci che si può amare di nuovo anche dopo un terremoto emotivo del genere, serviva a dare il via a Meredith & Nathan.

E questa storia non è mai partita veramente.

Perciò sì, sono loro, questi autori che devono vergognarsi di averci mentito, di averci preso così spudoratamente in giro. Non siamo noi ad esserci fatti film mentali.

Erano loro ad usare parole come “innamorato” fino alla scorsa settimana.

Erano loro che hanno fatto innamorare questi due a tal punto da decidere di stare insieme, dormire nello stesso letto, archiviare il passato, conoscersi in famiglia.

Sono stati loro che hanno deciso di sputare su questo messaggio di speranza per trasformarlo in un manifesto di propaganda femminista di cui nessuno aveva bisogno.

Sono stati loro a decidere di snaturare i loro personaggi, i loro percorsi, rendendoli del tutto OOC, fino ad essere di un irrealismo grottesco.

Perchè credete davvero a questo finale da fiaba? Quando mai abbiamo visto in Grey’s Anatomy una menzogna più falsa e buonista di questa? MAI prima d’ora.

Credete davvero che Nathan Riggs, quello che per quasi due anni ha tormentato Meredith Grey, quello del: “non cerco nulla è tutto qui”, quello che si è detto innamorato di lei fino a settimana scorsa, di punto in bianco, rinunci e chiuda la questione con un “Thank You”?

E Meredith che: “Grazie a te” come se le avesse solo prestato l’accendino e non insegnato a credere nell’amore di nuovo.

Anche noi abbiamo un messaggio per gli autori: GRAZIE AR CAZZO.

Perchè quello che per voi è un successo di cui andare fieri, per noi che l’abbiamo vissuto, è un fallimento totale. Grazie per averci preso in giro in una maniera così squallida, bassa e vergognosa che avete inevitabilmente segnato il nostro rapporto con lo show.

Grazie per averci aperto gli occhi, per averci mostrato fino a che punto siete disposti ad essere meschini. È una lezione di cui siamo grati. Perchè adesso smetteremo di avere fiducia in voi, di credere a quello che ci mostrate. Tutto sarà un perenne dubbio interrogativo, circondato da un’indelebile chissenefrega.

Inutile soffermarsi ancora su questo fasullo happy ending che ha del fantasy e del trash più di Izzie Stevens che tromba col fantasma di Danny Duquette.

Perchè Megan e Nathan sono la coppia più agghiacciante e patologica che io abbia mai visto in questa serie.

Questi due litigano la sera prima, vanno entrambi a letto con persone diverse mettendosi le corna e la mattina dopo si saltano addosso come nulla fosse, lui per salvarsi il culo le fa addirittura la proposta con la collana dell’amante, lei accetta.

MA TUTT’APPOSTO?

La loro relazione era già segnata, già al capolinea in Iraq. Decidevano di sposarsi quando entrambi si tradivano già. Quanto c’è di fasullo in tutto questo?

Poi scoprono entrambi i rispettivi tradimenti, non hanno nemmeno il tempo di litigare perchè lei sparisce per 10 ANNI, e quando torna, al posto di sedersi a tavolino e parlare, fare quella conversazione che stavano già evitando nel 2007, decidono nuovamente, come se 10 anni fossero 10 giorni di lontananza, di ricominciare una vita insieme.

Aiutatemi a trovare una logica in tutto questo.

A me questo episodio, nel suo irrealismo esasperato, poteva anche andar bene a patto che fosse l’inizio di un percorso on-screen tra i due.

Invece abbiamo dato l’happy ending a due estranei che non si appartengono più.

Per tutto quello che ci hanno mostrato in questi anni, Nathan avrebbe dovuto scegliere Megan e andare via con lei, non perchè lo volesse davvero, ma perchè era la cosa giusta da fare. L’unico modo per espiare le colpe. Per riprovarci. Perchè è da lui farlo, è un bravo ragazzo.

Poi entrambi avrebbero dovuto capire che è un’impresa impossibile, non destinata a durare. Perchè la lontananza e le sue implicazioni, la quotidianità e le sfide della vita, avrebbero avuto la meglio sul loro rapporto fantasma. Si sarebbero riscoperti per quello che sono: due estranei che tentano di non far affondare una nave piena di buchi.

I sentimenti di Nathan per Meredith non sarebbero spariti con un colpo di bacchetta magica. Cosa che avrebbe contribuito a minare il loro già precario equilibrio.

Megan se ne sarebbe accorta per prima. Lo ha fatto da subito, appena arrivata. Sarebbe stata lei, quella così intelligente da dire a Nathan le stesse cose che ha detto a Owen: la vita è una, non sprecarla, fai quello che ti rende felice.

E l’happy ending di Megan, quello vero, reale, sarebbe stato con un surfista della Pacific Coast con il quale ha sicuramente iniziato a mettere le corna a Nathan nel frattempo.

E quello di Nathan di ritornare a Seattle da Meredith, che gli avrebbe chiuso la porta in faccia come Callie con Arizona ai tempi dell’Africa, perchè non è la seconda scelta di nessuno.

Ma è questo che volevamo vedere. Questo che sarebbe dovuto succedere basandoci su quanto ci hanno mostrato.

Sarebbe stato difficile, ma Meredith e Nathan avrebbero avuto la loro occasione che inseguono da due anni.

Non una storyline finta, mal gestita e risolta in 5 miseri episodi.

Perchè a noi Nathan Riggs piaceva davvero come personaggio in sé. Invece non ha mai avuto il suo posto, il suo spazio nello show, la sua occasione di raccontarsi. Eravamo curiosi, volevamo conoscerlo, invece da protagonista è stato solo una comparsa di un gioco più grande di lui.

Specchietto per allodole, burattino da prima interesse amoroso della protagonista, quindi vissuto in virtù di questo, poi giocattolo di uno spietato ed oscuro femminismo.

Nathan Riggs paga il prezzo di tutto questo e resterà per sempre la vergogna più grande, la pagina nera di questo show.

Quando si decide di sacrificare il talento, l’originalità narrativa, le potenzialità di storyline, la chimica, l’essenza stessa dello show e dei personaggi per indottrinare ed educare in una maniera spocchiosa e squallida il pubblico, quando lo si prende in giro così sfacciatamente, quando si raggiunge un tale livello di egoismo, squallore, irrealtà e no-sense, allora viene naturale chiedersi se sia giusto portare avanti per anni, questa ormai fantasia chiamata Grey’s Anatomy.

  • Voto

L’episodio è di per sé molto bello, la qualità è impeccabile e su questo non si discute. Sarebbe stato un mini tv movie perfetto, ancor di più se fosse solo l’inizio di un percorso e non la sua fine. Con tutte le sue contraddizioni, i suoi no-sense, il suo essere fuori dalla trama orizzontale, con i personaggi completamente OOC, avrebbe potuto persino funzionare.

Essere piacevole e guadagnarsi un 7,5.

Ma questi due anni sono esistiti davvero, non sono una fantasia anche se adesso lo vorremmo. Perchè accettare di aver perso tempo con una bugia, è dura. E questo episodio annulla tutto, è una passata di spugna sulla lavagna carica di trama di due stagioni.

Perciò alla luce dei fatti, questo episodio è INQUALIFICABILE.

Il peggior episodio mai andato in onda.

Per quello che significa e sopratutto per quello che NON significa.

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