Totorecensione in Anteprima: IT

 

Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Gesù, ma chi li ha?

In una quote di Stand By Me potrebbe esserci l’intera essenza di IT, perché molto più di una storia horror, il racconto di Stephen King è un omaggio all’amicizia: quella vera, quella onesta, senza pregiudizi, quella che si può avere solo a dodici anni.

Nell’immaginario collettivo, IT è rappresentato dal Pennywise di Tim Curry, simbolo della miniserie anni ’90 e una delle poche cose che si salva di quella trasposizione (nonostante in molti ci siano affezionati). L’IT di Andrés Muschietti è il vero IT, è fedele alle tematiche e ai personaggi creati nel vasto universo di King, ed è una delle trasposizioni migliori dei romanzi dell’autore, questo è dire molto considerando che lo stesso Stephen ha avuto più volte da ridire su alcune pellicole basate sui suoi lavori.

Il romanzo è lungo più di 1000 pagine, è un vero mattone di idee, generazioni e mitologia, ha perfettamente senso, dunque, che la storia venga divisa in due diversi film, dà tempo alla saga dei bambini, dei Losers, di respirare senza interruzioni e flashforward, senza che le storie si intersechino freneticamente. Li ritroveremo adulti nel sequel, il racconto qui è più lineare.

L’IT di Muschietti è un film horror: fa uso dei jump scares, ha a disposizione un magnifico Bill Skarsgard nel ruolo di Pennywise ed è originale nelle altre incarnazioni di IT, l’entità antropomorfa, villain della storia. Ma il film di Muschietti non è solo un film horror, è anche un film di crescita, coming of age, che si va ad infilare in quel meraviglioso vicolo cinematografico di cui fanno parte anche I Goonies e Stand By Me. La cosa più bella di questo film è il rapporto tra i ragazzi, il club dei perdenti, degli outsdiers che presi singolarmente sono deboli, ma uniti, in gruppo, formano un legame in grado di impaurire chi si nutre di paura. Il cast dei giovani è perfetto e talentuoso, spiccano Jaeden Lieberher nel ruolo di Bill, Sophia Lillis nel ruolo di Beverly (il breakout character, senza dubbio) e Finn Wolfhard nel ruolo di Richie.

Il film si prende qualche libertà creativa, è ambientato negli anni ’80 per essere più vicino alla nostra generazione, è padre e figlio di Stranger Things. L’incredibile mitologia del Kingverse viene esplorata tramite il personaggio di Ben. Una mitologia vasta che nei romanzi di King si incontra spesso in vari crossover, questo è uno degli aspetti più interessanti della pellicola, si cerca di andare a fondo alla storia di Derry, la cittadina immaginaria creata da King insieme a Jerusalem’s Lot e Castle Rock.

IT di Muschietti è un film che vince la sfida della trasposizione King-ina, che traduce perfettamente sul grande schermo le tematiche e le emozioni riportare su carta, che dà vita ad un gruppo di personaggi a cui vorremo bene, che ci trasmette il significato di quella profonda amicizia pre-adolescenziale, che sembra la cosa più importante del mondo… e che forse in questo caso lo è.

 

 

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