Recensione di Daniele – Grey’s Anatomy 14×07 Who Lives, Who Dies, Who Tells Your Story

C’è poco da dire su questo episodio di Grey’s Anatomy, su questa pietra miliare della storia, perchè sarebbe come dover spiegare il mistero della fede.

Non esistono parole umane per farlo. Non puoi parlarne, devi solo sentirlo, viverlo.

Questo 300° episodio è come lo spirito santo: discenda su di voi e su di voi rimanga sempre.

È stata un’esperienza mistica, un viaggio allegorico dantesco, ricco di simbolismo, citazionismo, tributi, easter eggs.

Una vera e propria ascesa celeste che ci ricorda quanto noi fedeli siamo infimi di fronte alla creazione di questo universo chiamato Grey’s Anatomy.

Vi spiego l’allegoria del viaggio nella Divina Commedia Shondiana.

Nell’Inferno abbiamo canti come la 6×24, la 8×24, la 11×21, la 13° stagione.

Poi c’è il Purgatorio, che è un po’ la situazione attuale che stiamo vivendo: non male come l’inferno (13° stagione) ma neanche benissimo. Bello sì, ma vogliamo vedere le meraviglie promesse del Paradiso.

E in questo episodio l’abbiamo fatto davvero.

Siamo passati oltre la sfera di fuoco che separa il Paradiso Terrestre dal Cielo Immobile e l’abbiamo fatto riportando in auge la sigla originale.

E io ero già pronto a svenire come Dante di fronte a Paolo e Francesca, nell’udire questa musica celestiale.

Era il mio ultimo desiderio sul letto di morte: andarmene ascoltando la sigla di Grey’s Anatomy.

Ma abbiamo fatto molto di più.

Siamo ascesi direttamente nell’Empireo Shondiano, nella Candida Rosa dove riposano i Beati come Mark Sloan, Lexie Grey, George O’Malley, Izzie Stevens, Cristina Yang, fino all’Ultimo Cielo, il Più Alto dei Cieli, dove siamo stati innondati dalla luce e ci è stata concessa la grazia della visione divina di Ellis Grey.

Ellis Grey è il mio Dio.

Della scena finale di questo episodio, voglio farne un santino da incorniciare e mettere sul comodino.

Non fare niente che Ellis Grey non approverebbe.

Voglio sentirmi fiero, soddisfatto, appagato per ogni traguardo della mia vita solo se saprò di averlo fatto in un modo tale da meritarmi la visione e l’applauso di Ellis Grey tra la folla.

Lo sguardo fiero e l’applauso di approvazione divina di Ellis Grey saranno il mio nuovo metro di giudizio nella vita, la mia bussola morale, il credo che guiderà la mia intera esistenza.

Non ci sarebbe stato niente senza Ellis Grey.

Lei è proprio il punto primo, il principio della creazione, il big bang, la donna che move il sole e le altre stelle di questo show.

Senza l’immensità di questa donna non ci sarebbe stato Grey’s Anatomy.

Non quello che amiamo e conosciamo, per lo meno.

Senza la grandezza di questa donna brillante, dinamica, tragica, complicata, con cui Meredith Grey è cresciuta, Meredith Grey non sarebbe stata la ragazza dark and twisty di cui ci siamo innamorati.

Addio al suo essere anticonvenzionale, alla sua paura di fidarsi, al suo grande handicap nelle relazioni umane, al suo modo cupo e smisurato di amare, addio al “fix me” di Meredith in terapia, addio alla casa di candele, addio all’essenza stessa di Meredith Grey.

Senza il suo complicato e spinoso rapporto con sua madre, senza il terrore\ammirazione\ispirazione di questa figura autorevole, straordinaria nel suo percorso di crescita, senza il suo bisogno di sentirsi dire dalla donna più importante della sua vita: “tu sei tutto tranne che ordinaria”, Meredith non sarebbe mai arrivata a vincere l’Harper Avery.

Senza Ellis Grey niente doppelganger di Cristina a riportare quello che noi stessi pensiamo: “Tu sei come un Dio per me”, “la tua testa è tra le mani della famiglia reale della chirurgia”, “TU NON SEI MEREDITH GREY!”.

Ad Ellis Grey dobbiamo il nostro amore incondizionato per Meredith e il suo percorso straordinario che da oltre un decennio ci tiene incollati allo schermo ogni settimana, ogni anno, ogni stagione.

Grazie ad Ellis Grey siamo qui a celebrare 300 episodi di Grey’s Anatomy, il viaggio di Meredith.

L’unico rapporto così cruciale e determinante nella vita della nostra eroina che ha definito la sua intera esistenza.

E io amo il fatto che in ogni tappa essenziale della vita di Meredith, ci sia sempre Ellis.

Perchè ci ricorda il dove e il come tutto è iniziato per arrivare al traguardo raggiunto.

Questo episodio è stato da brividi proprio per questo.

Perchè è stata la consacrazione simbolica di tutto ciò che Meredith ha sempre voluto dal pilot.

Diventare un chirurgo super eroe, rendere sua madre fiera e orgogliosa.

E ce l’ha fatta.

Ha vinto l’Harper Avery proprio nel luogo in cui tutto è iniziato: la sala operatoria.

Quell’arena che nel pilot guardava con occhi sognanti, con soggezione e desiderio. Quell’arena così grande nella quale echeggiavano parole come:

 

 

Nel gioco si dice che una persona ha la stoffa per entrare in partita oppure no. Mia madre era una dei campioni, mentre io.. io sono fottuta.”

Quell’arena che 14 anni dopo si riempe del suono di congratulazioni e applausi che sono nulla in confronto a quello della persona da cui Meredith lo voleva da una vita.

E le sente lei, come le sentiamo noi, in quel sospiro di chi finalmente ha trovato pace, le parole di Ellis: “Meredith, tu sei tutto tranne che ordinaria.”

E non c’è più nulla da aggiungere perchè la nostra storia, il nostro viaggio, è tutto qui.

Quella tra Meredith & Ellis è stata una scena così titanica che aveva in sé qualcosa di più grande: il sapore di un series finale.

Questo episodio diventa subito uno dei miei preferiti di sempre per il modo geniale, originale, da brividi, in cui ha onorato e celebrato 14 stagioni di storia.

Ha fatto qualcosa di davvero unico e sbalorditivo: riportarci all’inizio, senza usare i classici flashback, ma con allegorie e simbolismo, restando nel presente.

The Shonda Rhimes Code.

E io l’ho sentita proprio la magia del vecchio Grey’s Anatomy.

Quella del calore solare e del profumo di muffin di Izzie Stevens, quella divertente e imbranata di George, quella arrogante, competitiva e comica nel suo black humor, di Cristina Yang.

E questo è stato un modo non solo per ricordare chi eravamo ma spero anche un modo per dire che potremmo ritornare a quella magia, a quel fasto degli inizi, rendendo i nuovi personaggi, le nuove storyline e situazioni che ci hanno presentato andando avanti con la storia, magiche ed eccitanti come in passato.

Così che tra 300 episodi avremo altri personaggi da onorare e ricordare. Altre storie che ci hanno strappato l’anima. Altri ricordi indimenticabili e preziosi come quelli che abbiamo vissuto questa settimana.

  • Izzie & Alex

Questa cosa dei doppelganger è stata una trovata geniale per riportare in campo questi ricordi.

Oltre che una mitologia interessante che da sempre ci affascina.

Ci piace pensare che in un altro ospedale non governato dalle leggi del male di Shonda Rhimes, i doppelganger di Izzie, George e Cristina ce la faranno a sopravvivere. Resteranno insieme e diventeranno strutturati senza essere divisi dalla vita.

È un bel modo per concederci un (fake) happy ending.

Come lo è stato vedere Izzie & Alex riuniti.

C’è stata da subito quell’alchimia, quell’affetto imbarazzante tra Alex e la doppelganger di Izzie a prova del fatto che, in un’altra vita, in un altro universo, sarebbero comunque destinati.

Non solo la loro, ma tutta questa situazione creatasi nell’episodio, è stata proprio una prova alla:

Ci sono legami che sono impossibili da spiegare. Ci uniscono anche quando sembra che i legami si debbano spezzare. Certi legami sfidano le distanze, il tempo e la logica. Perchè ci sono legami che sono semplicemente… destinati a essere.”

Io sono stato debolissimo e ho pianto in ogni loro scena dalla primissima interazione.

Che volete, la prima ship non si scorda mai.

Meglio di qualsiasi flashback Izzex, rivedere Alex che prende in braccio la doppelganger di Izzie come nella tragica scena della 2×27, sentirlo ridere mentre le dice che è da stronza essere felice che un incidente su larga scala le abbia permesso di salvare suo figlio, ma glielo dice ridendo, perchè essere così egocentrica è una cosa da Izzie Stevens e lui l’amava per quello.

Ero distrutto e a pezzi quando Alex è uscito dalla sala perchè non sopportava che lei lo guardasse così mentre stringeva suo figlio appena nato. E sappiamo tutti cosa lui, noi, Jo, abbiamo pensato in quel momento.

La cosa che ho amato di questa scelta narrativa è che abbia messo equamente in luce sia passato che presente.

Perchè Jo non è stata da meno di fronte all’imponente ricordo di Izzie.

Ha brillato alla stessa maniera. È stata una fidanzata comprensiva e ha supportato o sopportato (fate voi), l’intera situazione con affettuosa ironia.

La storia Jolex non sfigura in confronto a quella Izzex.

Perchè nel ricordo di Alex, in cui si sente proprio quell’affetto e quella nostalgia con cui tutti parliamo del primo amore, cosa che non cambierà mai, che resterà sempre indelebile e a cui penseremo sempre con quell’eccitante prospettiva del proibito, Alex aggiunge qualcosa di fondamentale: “La immagino felice come lo sono io con te.”

E questo fa tutta la differenza del mondo.

Perchè c’è proprio quell’equilibrio fondamentale tra passato e presente, dove l’uno non minaccia o sovrasta l’altro.

Qualcosa di così puro e positivo che speriamo raggiungerà anche la storyline di Meredith in futuro.

Perchè sarebbe bellissimo e importante per noi vederla ricordare Derek con chiunque sarà il suo prossimo amore, nel modo in cui oggi Alex ha fatto con Jo. Perchè Alex e Jo hanno costruito qualcosa, un percorso tanto intenso, forte e stabile da non temere fantasmi del passato.

È questo che vogliamo, è questo che chiediamo, è questo che da 2 anni aspettiamo.

Izzie Stevens resta per il pubblico un personaggio amatissimo, indimenticabile, iconico, che ricordiamo tutti con affetto e nostalgia, proprio perchè risiede in quella Rosa dei Beati.

Viene ricordata una volta ogni 100 episodi, quel giusto che basta a farci commuovere, a ripensarla con nostalgia e amore incondizionato.

È questo il segreto e il fascino che la rendono eterna.

Non come un Derek Shepherd che da quando è morto viene menzionato ogni 30 secondi.

Io ne ho la nausea. Ogni volta che sento la parola “Derek Shepherd” inizio ad urlare e prendere a botte la gente come Cecilia Rodriguez di fronte a una maschera di Halloween.

Il ricordo di Derek Shepherd ha perso il suo essere catartico (la sua essenza, ciò che lo rendeva speciale) due stagioni fa.

Questo volerlo ricordare di continuo è diventato malsano, opprimente, tossico, dannoso.

Mi hanno portato a non sopportare un personaggio che in passato amavo. E questo è un fallimento degli autori.

Perchè la morte di Derek avrebbe dovuto rappresentare il nuovo inizio della vita di Meredith.

Invece abbiamo visto solo dei tentativi andati a male perchè il fantasma di Derek è diventato un vero e proprio pain in the ass, un macigno che trascina giù Meredith, un ostacolo sul suo cammino, lo scoglio, l’iceberg dove la sua storyline di rinascita va a sbattere di continuo senza possibilità di andare avanti. Siamo di fronte a un’impasse.

Esorcizziamo il fantasma di Derek Shepherd, onoriamo la sua memoria una volta ogni 100 episodi come facciamo con Izzie, con George, Mark, e lasciamo finalmente riposare in pace.

Tutti i ricordi e le memorie di questo episodio ci hanno fatto piangere, sorridere, sono stati catartici e devastanti, proprio perchè lontani nel tempo.

Il tempo ha conferito loro quell’aura di eterno e nostalgia, tale da sentirne la mancanza e poterli ricordare con lacrime di affetto.

Come diavolo possiamo piangere o ricordare Derek Shepherd se è in ogni fottuto episodio settimanale? Se non se n’è mai veramente andato?

Conclusione:

– In molti hanno pensato che Meredith che vede Ellis in galleria sia un primo sintomo dell’Alzheimer. Vi capisco, anche se siamo in Paradiso, se questa serie è scritta prodotta dall’AntiCristo, questo domande infernali devi portele anche in un momento poetico e innocente come quello.

Personalmente credo che quello sia stato solo un tributo e nient’altro. Un battito di cuore condiviso tra Meredith e sua Madre, nella sua testa. Non un allucinazione dovuta alla malattia.

E vi dico anche perchè.

Grey’s Anatomy è lontano dalla chiusura. Forse non arriveremo a festeggiare mai altri 300 episodi, ma ad altri 100 ci arriviamo di sicuro.

E sappiamo anche che Grey’s Anatomy è il viaggio di Meredith e che non può continuare senza di lei.

Perciò non ci sarebbe alcuna logica ne farla ammalare adesso. Meredith ha ancora così tanto da vivere nel suo percorso.

Non la metterebbero mai fuori gioco con la malattia perchè significherebbe uccidere qualsiasi futuro per questo show.

Semmai dovessero decidere di affrontare questa storyline e scatenare quel maledetto gene dell’Alzheimer (vi ricordo che anche Maggie ce l’ha, quindi tra le due, è bruttissimo da dire, ma speriamo se lo prenda lei), sarà solo ed esclusivamente nell’ultima stagione dello show.

Possiamo dormire sogni tranquilli ancora per molto, molto tempo.

  • Grazie Arizona Robbins per la tua interpretazione di Mark Sloan. Un’amicizia unica che manca nello show e che non sono mai più stati in grado di replicare.

Due note stonate in questo episodio ci sono.

Non mi è piaciuto il modo in cui hanno ricordato Callie.

Potevano farlo diversamente.

Sofia arriva a casa di Arizona e la prima cosa che dice affranta è: “Mi manca mamma”.

WTF?

Sembra che Arizona sia la matrigna cattiva che abbia egoisticamente strappato Sofia da NY e da Callie per riportarla a Seattle, facendo valere i suoi diritti giuridici.

Quando sappiamo tutti che è stata Sofia a dire ad Arizona di voler tornare.

Potevano ricordare Callie in modo diverso. Magari facendo chiedere ad Arizona come stesse e se fosse felice a NY.

Oppure Callie poteva mandare con Sofia un regalo per AZ.

 

  • Altra nota stonata.

Ho trovato poco credibile la chiamata di Cristina a Meredith.

Mi ha proprio dato quel senso di irrealismo e presa per il culo. Sembrava davvero una recita e non la realtà.

Perchè sappiamo tutti che Meredith e Cristina si videochiamavano da un letto all’altro già dalla s9.

Vogliamo davvero credere che nel 2017 siano ritornare alle chiamate? Poi con quella foto come sfondo chiamata che fa tanto 2009.

Big no.

Capisco che Sandra non era disponibile nemmeno per registrare un video di 5 secondi, ma potevano gestire la scena diversamente. Ossia farci vedere Alex e Meredith che salutano Cristina in videochiamata senza però farci vedere e sentire la risposta di lei perchè l’episodio finiva proprio in quel momento.

Piccole note stonate che però non distruggono affatto la meraviglia di questo episodio che resterà sempre e per sempre, nella memoria e nei cuori di noi fan che seguiamo questa serie dall’inizio.

Un regalo iconico che non dimenticheremo come non lo farà la serialità americana.

Voto: 10

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