Totorecensione in Anteprima: The Punisher – Stagione 1

“Questa non è una vendetta. La vendetta non è un motivo valido, è una risposta emotiva. No, non vendetta… Punizione.”

The Punisher è la sesta serie Marvel/Netflix dopo Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage, Iron Fist e la miniserie The Defenders. Abbiamo conosciuto il Frank Castle (Jon Bernthal) del Marvel Cinematic Universe nella seconda stagione di Daredevil, la sua storyline era stata una sorta di grande backdoor pilot per la serie a lui dedicata, Frank era stato introdotto come un anti-eroe, quasi villain per Matt Murdock, le sfumature del suo personaggio ci hanno permesso di guardare più a fondo. Frank non cerca vendetta, cerca punizione. La vendetta, secondo lui, prevede che ci sia una risposta emotiva e lui ha cercato in tutti i modi di fare un processo di deumanizzazione. Ma avevamo già intravisto in lui delle sfumature di umanità nel meraviglioso confronto al cimitero con Matt/Daredevil, uno dei momenti più alti di sceneggiatura per la serie.

La serie dedicata a The Punisher continua questo percorso, Frank cerca di stare lontano da qualsiasi interazione umana, da qualsiasi sentimentalismo, il motore che lo governava, il polmone delle sue azioni, “la punizione” è stata compiuta, ma c’è ancora qualcosa per lui a questo mondo oppure si è spinto troppo oltre? Ci sono ancora persone da punire? Ciò che è successo alla sua famiglia, e conosciamo tutti la backstory del personaggio, resta di vitale importanza per il suo cammino all’interno di questa prima stagione, ma per la prima volta, pensando al personaggio, ci si pone una domanda: può andare avanti?

La storyline della prima stagione è solida, ci sono più parti – sviluppate nei primi episodi – che convergono in modo naturale fino alla fine, non c’è mai un momento di calma, nonostante la serie sia molto introspettiva nel voler analizzare i personaggi, soprattutto il suo protagonista, è uno show da binge-racer, attendi il finale per scoprire come andrà, è un grande film in più parti. Abbiate fiducia nell’attesa, inizialmente sembra che alcune storie secondarie non abbiano a che fare con il disegno principale, ma poi sorprendentemente tutto viene collegato in maniera magistrale. The Punisher ha quasi il corpo di un enorme film, pur essendo fedele alla struttura di una serie tv. Le tematiche sono anche politiche, c’è una forte componente di patriottismo e in antitesi di delusione nei confronti di chi governa un paese, lo show risulta quindi più attuale che mai.

Jon Bernthal è un perfetto lead, ci aveva già dimostrato le sue capacità nella seconda stagione di Daredevil, in questa serie riesce a cogliere tutte le sfumature di Frank, riesce ad essere duro e strafottente quanto dolce e umano nelle sue interazioni con la Karen Page di Deborah Ann Woll, e a proposito di questo, shipper, preparatevi a delle scene pregne di tensione emotiva e romantica. Karen rappresenta, in questo momento, un importante pezzo di umanità di Frank, forse perché è stata una delle poche persone a concedergli il beneficio del dubbio.

La verità e la morale sono due tematiche chiave per la serie

Una valore aggiunto della serie sono anche i personaggi femminili forti, oltre Karen troviamo Dinah Madani, interpretata dalla bravissima Amber Rose Revah, una donna forte, in cerca di giustizia e verità, un personaggio con una solida morale. E la verità e la morale sono due tematiche chiave della serie: continuiamo a chiederci se la giustizia di Frank sia vera giustizia, la serie fa un ottimo lavoro nel lasciare la risposta sul filo del rasoio. Il villain principale della stagione è molto carismatico e un avversario spietato, ma non andremo più a fondo perché entriamo in territorio spoiler. Nella serie viene introdotto un altro personaggio dei fumetti, si tratta di Micro/David Lieberman, interpretato da Ebon Moss-Bachrach, un sidekick per Frank. Ed è difficile essere amici di Frank, citando Karen, alcune volte sembra di avere un rapporto unilaterale con lui. Il fatto che Castle sia quasi costretto ad avere rapporti umani in questa serie, gli permette di ricordarsi un po’ come ci si sente ad essere umani.

Le scene d’azione sono di un livello altissimo, d’altronde Daredevil ci aveva abituati bene, sono egregiamente coreografate e ti tengono visivamente impegnato, tecnicamente la serie è fatta benissimo, gli amanti del genere avranno pane per i loro denti.

Iniziamo la serie con un Frank che sembra disilluso, un corpo che cammina, una persona che tira avanti senza un vero scopo, la prima stagione serve a regalargli quell’umanità che aveva perso, un percorso di tredici bellissimi episodi che costituiscono una speranza per il futuro del personaggio, una nuova motivazione per andare avanti, un tassello essenziale nella costruzione del Punitore.

9

Ringrazio Netflix per avermi dato la possibilità di vedere la stagione in anteprima. The Punisher debutta Venerdì 17 Novembre sulla piattaforma.

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