Recensione Di Daniele – Grey’s Anatomy 14×09 1-800-799-7233

Partiamo col dire che questo non è stato affatto un brutto episodio.

Dentro c’erano tutti gli elementi vincenti, del nuovo team autoriale di Grey’s Anatomy che senza ombra di dubbio, ha risollevato lo show.

MA, ci sono dei grossi MA, grandi quanto la casa di candele che Meredith costruì per Derek quando noi studiavamo ancora le tabelline.

Note stonate che non si possono ignorare, non stavolta, che davvero fanno la differenza e influenzano il giudizio finale su questo episodio brillante.

Questo episodio ha avuto una promozione incredibile perchè trattava un tema delicatissimo, tremendamente attuale, come la violenza domestica.

E quando sei uno show televisivo seguito da milioni di persone nel mondo, e decidi di affrontare un argomento simile, ti assumi delle grosse responsabilità.

Davvero, uno show può fare la differenza.

Inutile stare qui a ripetere quanto alcuni tv show siano in grado di toccarci a tal punto da cambiarci la vita, da aiutarci a superare momenti critici e bui come nessun altro. Questa è la magia che in pochi show hanno, e che Grey’s Anatomy ha sempre avuto.

Adesso voglio parlare di esempi concreti, come le centinaia di lettere di famiglie che ogni giorno arrivano a Shondaland, in cui ci sono lodi e ringraziamenti perchè, grazie ad un caso clinico mostrato nella serie, una persona è riuscita a salvarsi la vita capendo di avere quella malattia, malattia che, il più delle volte, il proprio medico di base non era stato in grado di diagnosticare.

O le altre centinaia di lettere di ragazzi che ringraziano Shonda perchè con storyline come quelle di Arizona e Callie, sono riusciti a fare coming out in famiglia, ad accettarsi, e le stesse famiglie, grazie allo show, hanno avuto quella sensibilità che altrimenti sarebbe mancata.

Perchè alcuni show fanno questo: ci toccano, fanno luce nei nostri angoli bui, ci cambiano, ci aprono la mente.

È il motivo per cui una qualsiasi opera (letteraria, televisiva) diventa un cult.

Shondaland è la fabbrica dei desideri. Shondaland è un posto magico. Shondaland è davvero parte essenziale del cambiamento.

Ma ultimamente non più.

Shondaland ha chiuso i cancelli e vive ormai nel suo mondo dorato. Non le importa più di cambiare il nostro mondo, quello reale, ma ci mostra, alla lavagna, settimana dopo settimana, come dovrebbe essere.

È quello che accaduto, purtroppo, anche questo giovedì.

Un episodio che portava persino il titolo del numero da chiamare se si è vittime di violenza domestica, si è rivelato un bluff.

Tutto fumo e niente arrosto, e io odio parlare per luoghi comuni, ma davvero, non mi viene in mente definizione migliore per descrivere questa situazione.

Nobili le parole, bellissimo il concept originale, ma deludente nella sostanza.

Sostanza che proprio non c’è.

Io ho trovato questo episodio irrealistico a tal punto da essere un insulto alle vere vittime di violenza domestica.

Perchè non c’è nulla in cui possono riconoscersi, aggrapparsi. Non c’è nulla che le abbia davvero aiutate anche solo nell’infondere loro quel minimo di coraggio in più. Coraggio nel credere che le cose possono cambiare, che non stanno sbagliando in nulla. Coraggio nel chiedere aiuto. Coraggio che a volte può fare la differenza.

Shondaland ha fallito nel suo intento e vi spiego perchè.

La prima problematica più grande e terribile di una vittima di violenza domestica è quella di far finta di nulla: “è solo uno schiaffo, è solo un rimprovero, ok, mi ha rotto un piatto addosso, non intendeva farlo, mi ama”, passando per stadi più atroci e patologici come il: “forse ha ragione lui, me lo merito.”

E in questo episodio c’è stato… ma solo accennato.

Matthew Morrison e Camilla Luddington hanno salvato questa storyline, perchè in quelle pochissime e deludenti battute in cui hanno sfiorato il tema, sono riusciti con gesti, intensità e sguardi, a comunicare questa perversa dinamica.

Mi si è stretto il cuore nel vedere Jo Wilson che arretrava terrorizzata quando Paul alzava la mano anche solo per gesticolare. Un gesto tanto banale e ordinario da rievocare ricordi che l’hanno marchiata dentro.

E mi sono venuti i brividi nel sentire Paul pronunciare, con ovvio significato, semplici frasi che in una conversazione normale sarebbe convenevoli, come: “Ti troverò”.

Ma tutto questo, a parte per la bravura dei due attori, ha avuto un certo effetto perchè sono 4 anni che sentiamo Jo ripetere quanto suo marito era un mostro.

E non pensate che, dopo tutto questo tempo in cui ci abbiamo girato attorno, questo episodio meritava di essere trattato degnamente? Di essere all’altezza del tema che ha scelto di affrontare, o meglio, denunciare?

Non pensate che meritavamo di avere dei flashback di tutto questo, della vita di Jo con Paul, delle dinamiche malate della loro relazione?

Dov’è il cuore di questa storia, dov’è l’empatia, dov’è l’immedesimazione, dov’è la drammaticità.

Non meritava, forse, centralità questa storyline più degli addominali di Jackson Avery e le gambe di Maggie Pierce che possiamo guardare in qualsiasi momento della stagione?

Ma il più grande fallimento di questo episodio arriva nel modo in cui tradisce le vere vittime di violenza.

Il motivo principale per cui una vittima di violenza domestica non denuncia il suo aguzzino, è per paura di non essere creduta.

E questo discorso è da intendersi per tutte le vittime di violenza, di qualsiasi forma essa sia.

Ed è qui che arriviamo al dunque.

Shondaland volta le spalle alle mogli, fidanzate, donne che vivono nel mondo reale, e guarda a quelle che vivono in un altro posto fatato, chiamato Hollywood.

E questo episodio, dove il politacally correct assume toni inquietanti, è un palese contributo e manifesto dell’attuale Time’s Up e #MeToo, promosso da tutta Hollywood.

Il che va bene, tutte le battaglie contro la violenza sono da promuovere, sostenere, ma siamo fuori tema.

Questo non era l’episodio adatto a sostenere le parole di Meryl Streep durante una delle tante premiazioni. Il nero di questo episodio, non doveva essere quello indossato dalle star sul red carpet dei Golden Globe, ma quello lasciato addosso da un pugno in faccia.

E Shondaland ha tradito tutto questo, andando fuori tema, ed unendosi all’attuale politica hollywoodiana.

Così abbiamo un Arizona Robbins, fan sfegatata di Paul Stadler, che in due secondi, senza nemmeno sollevare legittime questioni, crede alle parole di Jo.

Quando il vostro attore preferito è stato accusato di molestie sessuali, prima che arrivasse la delusione, qual è stata la vostra reazione?

Magari si sbagliano. È da vedere. Questa parla solo adesso perchè lui ha appena vinto un Golden Globe? Innocente fino a prova contraria. Cerca solo pubblicità. Non ha avuto la parte nel film e vuole vendicarsi. Dove sono le prove?”

Una vittima di violenza domestica non parla nemmeno con un’amica per paura, non solo delle conseguenze, ma sopratutto di non essere creduta.

E Meredith Grey, che fino all’altro ieri spegneva Jo Wilson come quei fastidiosi pop up pubblicitari che si aprono quando guardi un episodio in streaming, adesso è totalmente, irrimediabilmente e dal primo istante, dalla sua parte.

Ho perso il passaggio in cui queste due si pettinavano i capelli mentre Jo l’aggiornava sugli ultimi 10 anni della sua vita.

Se chiedi a Meredith Grey qual è il vero nome di Jo Wilson, nemmeno lo sa.

Ma è la persona di Alex, per lui difenderebbe persino Satana in tribunale. E ok, vero, questo è totalmente da Meredith.

E il processo Callie vs Arizona della 12° stagione, lo dimostra.

Quello che è così ridicolo da essere falso, è il modo, da amica del cuore, in cui Meredith sta accanto a Jo.

Non era solidarietà femminile, era, per come ce l’hanno mostrata, palese amicizia.

E questo è irrealistico, forzato, banale, perchè queste due non hanno mai avuto modo di legare. Mancano proprio le basi.

Avrebbe avuto più credibilità un DeLuca come spalla di Jo, visto il season finale della 12° stagione, che Meredith. Ma lui lasciamolo fare il tronista con la nuova specializzanda. Che importa sacrificare la continuity degli ultimi 3 anni di show, adesso abbiamo una nuova gestione.

Il modo in cui, costantemente, quest’anno, ci prendono a pesci in faccia ricordandoci che negli ultimi anni potevamo fare un sacco di cose produttive al posto di guardare Grey’s Anatomy, perchè nuovi autori, tutto da riscrivere, è da rivolta popolare.

Non è rispettoso per gli autori precedenti, ma sopratutto per noi fan che in queste ultime stagioni siamo rimasti, a differenza di qualcun altro, e non siamo andati a cercare paradisi dorati altrove.

Ma vabbè, lasciamo stare.

Non è questo il punto.

Il punto è che, sacrificando la credibilità e la continuity della storia e fottendo la caratterizzazione dei personaggi, hanno spinto Meredith ad essere la persona di Jo, solo perchè, quando Asia Argento denuncia le molestie subite da Weinstein, tu devi subito essere Meredith Grey e nemmeno per un secondo, Vladimir Luxuria.

Perchè, e qui ritorniamo a quanto detto negli ultimi mesi, Meredith Grey non è più Meredith Grey ma un manifesto politico.

L’emblema del femminismo esasperato.

Quello che calpesta un uomo con l’idea di combattere il sessismo (finendo per fare lo stesso gioco) e annulla persino la propria storia personale e la propria personalità, per diventare politically correct.

Vi serve anche uno slogan ufficiale per questo movimento promosso, quest’anno, da Shondaland?

Arriva dalla stessa Krista Vernoff, autrice dello show, che in un’intervista sull’episodio di questa settimana, ha dichiarato:

Dove va Meredith Grey, lì va anche l’America.”

WAO.

Questa è roba da Meredith Grey 2020.

L’alter ego virtuale e perfetto alla campagna di Trump.

Perciò questa storyline, questo episodio, è fallimentare.

Perchè volta le spalle e tradisce le donne vere, per propaganda politica.

Perchè Jo Wilson, la vittima, viene subito creduta, sostenuta, il mostro Paul messo in gabbia e accusato e Biancaneve e i Sette Nani sono un’opera drammatica in confronto.

La condizione psicologica della vittima (vero punto focale dell’episodio) sacrificata per far spazio ad un’irrealistica solidarietà femminile.

Ci hanno raccontato una bellissima favola, piena di luoghi comuni, e farcita di slogan dorati.

Ma non solo questo episodio tradisce tutte le persone a cui era destinato, ma è anche un insulto a loro.

Perchè è davvero disturbante vedere Maggie e Jackson flirtare (potevano essere loro come chiunque), mentre si tratta un tema simile.

Scene che dovevano avere uno spessore serio e drammatico, intervallate da momenti alla Sex And The City.

Patologicamente assurdo.

E tutto questo perchè Meredith non può avere una storyline tutta sua, come accaduto negli ultimi due anni, perchè innamorarsi, ricominciare una nuova vita, è così banale, irrispettoso e poco femminista.

Chi ha bisogno di un uomo quando sei madre di tre figli con una carriera da super star?

Un uomo è un oggetto capriccioso da sopportare.

Un peso morto.

Perciò, tra un Harper Avery e l’altro, Meredith deve bacchettare i trumpisti, insegnando agli americani come ci si comporta in questi casi.

Non ha tempo per preoccuparsi del realismo della sua storyline finita a puttane. Lei ormai è un’icona.

Inseriamola pure in una storyline in cui non c’entra nulla, rileghiamo uno dei protagonisti (Alex) a ruolo marginale, tanto ci pensa Meredith Grey.

La nuova Wonder Woman di cui l’America ha bisogno.

Vi sarebbe piaciuto, se questa fosse stata una storyline che riguardava i MerDer come coppia, vedere la Bailey prevaricare Derek per essere al fianco di Meredith?

Ciao Alex, sembra che anche il tuo episodio centrico dovrai dividerlo con Maggie Pierce.

Lei, la nuova eroina tragicomica sentimentale di questa serie.

La nostra Bridget Jones.

Colei che, fingendo una dignità che non possiede, rifiuta con classe un appuntamento con Jackson perchè accettare un drink da un uomo miliardario è poco femminista, per poi comportarsi come una tredicenne invitata al ballo dal capitano della squadra di football, due secondi dopo con un tizio diverso, ma povero.

Potrei iniziare ad amare questa fiera dell’assurdo dalle note trash degne di una fiction di canale 5.

Le mie ultime speranze sono riposte nella figura di Jenny, la fidanzata di Paul. Speriamo con lei, di salvare il salvabile, di questa storyline naufragata.

Perchè è davvero triste vedere questa storia ridotta ad un plot twist alla HTGAWM – style con tanto di #ChiHaInvestitoPaul?, ma lo sarebbe ancora di più, se davvero fosse stato un incidente per mano di un John Doe casuale.

Voto: 6.

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