Recensione Di Daniele – Grey’s Anatomy 14×11 (Don’t Fear) the Reaper

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Ben Warren prima causa di infarto in Shondaland.

Estirpiamola.

Ormai è noto, da tre stagioni a questa parte, che il mio rapporto con questo personaggio si sintetizza nelle parole che sua moglie gli rivolge in macchina a prima mattina: “Mi causi uno stato costante di indigestione.”

Volevo dire alla vicina di pronto soccorso di Miranda, che non è vero che la Bailey non è una persona spericolata.

Lo è eccome, perchè è sposata con Ben Warren.

E farsi investire da un rinoceronte, lanciarsi da un aereo in fiamme, o farsi ammazzare andando in moto sulle strade di montagna come Bella Swan in New Moon, è nulla in confronto all’essere sposati con Benjamin Warren.

Un uomo di un’incoscienza estrema e di un’incoerenza ancor più paurosa.

Essere sposati con Ben Warren è da considerare, assolutamente, uno sport estremo.

Ti svegli la mattina, c’è il sole, pensi che sarà una giornata bellissima ma non sai che la finirai con tuo marito indagato perchè ha praticato un cesareo d’emergenza in corridoio per una dose di adrenalina.

Drogato.

(Sì, sono come Eva Henger con Francesco Monte all’isola.)

Lo vedi uscire la mattina di casa con la divisa da specializzando e tornare a casa la sera con quella da pompiere.

Il giorno dopo chissà… Gelataio?Becchino? Poliziotto?

L’unica sicurezza su Ben Warren è che il mondo è pieno di lavori, anche strani, e lui vuole farli tutti.

Perciò il mio happy ending per questo personaggio è vederlo disoccupato in tutti i series finali di Shondaland.

 

Uno che vuole indossare la divisa solo per sentirsi dire che è un figo, non merita altro.

 

 

Ma basta parlare di Ben Warren che ha più screentime di Meredith Grey. Tra poco ce lo ritroveremo pure in due show, pensa che culo.

Parliamo di questo episodio.

Ho pianto più per questo episodio che per gli ultimi 4.

Questo episodio è la prova lampante del perchè Grey’s Anatomy è in onda da 13 anni.

Perchè, a differenza di molti altri show, ha sempre puntato, dal primo momento, sui personaggi.

Ha fatto di loro il cuore della storia, li ha caratterizzati in maniera così meticolosa da renderli umani, reali.

Non sono semplici personaggi, sono molto di più.

Così che, quando guardiamo un episodio di questa serie, ci sembra sempre di guardare un po’ della nostra vita.

Ed è questo il motivo per cui non ci stanchiamo mai o non ne abbiamo mai abbastanza.

Perchè noi non arriviamo mai il giorno del nostro compleanno pensando: “che palle, mi hanno rinnovato per un altro anno di vita, ma quando muoio?”

No, vogliamo sempre esserci per vedere cosa c’è dopo.

Ed è esattamente questo che avviene con Grey’s Anatomy.

Dovesse finire alla 50° stagione, noi comunque diremmo che è morto giovane. Troppo presto.

Perchè, se dopo 14 stagioni, ci emozioniamo di fronte ad un episodio del genere, allora stiamo infrangendo ogni logica.

Non so se capita anche a voi, ma per tutti gli altri show, per quanto belli possano essere e per quanto tu possa amarli, c’è sempre quel fattore da: “che palle, per me doveva finire alla 3°\5° (ecc..) stagione. Stanno rovinando tutto!”

Perchè i personaggi dopo un po’ annoiano, non hanno più nulla da dire, alcune volte vengono persino snaturati pur di portare avanti la serie.

Ecco, in Grey’s Anatomy questo non succede.

Persino un personaggio come Miranda Bailey, che conosciamo dall’infanzia praticamente, ci ha cresciuti, oggi ci fa piangere raccontandoci dettagli inediti della sua vita che ci aiutano a capire meglio il suo presente che pensavamo di conoscere meglio della storia della nostra famiglia.

E questo è straordinario, non so proprio come definirlo se non con un: “Sto volando, Jack.”

In questo episodio alla This Is Us – style, è stato bellissimo vedere ancora una volta che, siamo chi siamo, grazie (o a causa) della nostra famiglia.

 

La nostra intera storia personale si riduce sempre e solo a quegli anni, così decisivi, seppur brevi in confronto ad un’intera esistenza, da forgiarci per sempre.

Ed è stato emozionante, poetico e allo stesso tempo catartico, vedere questo scambio di vita tra Miranda e sua madre: lei che insegna alla figlia ad essere cauta, prudente, a rincorrere la stabilità piuttosto che il pericolo, anche a costo di non essere come tutti gli altri, e sua figlia che l’aiuta a superare il trauma dell’altra figlia morta, dimostrandole che certe cose accadono e non si può smettere di vivere per questo.

A tal punto che, quando Miranda chiama sua madre, quella donna che la voleva a casa prima del tramonto e che la costringeva ad usare le rotelle fino ai 12 anni, e le dice di aver avuto un infarto, lei risponde: “So che stai bene, sei la mia Mandy.” Senza dare di matto.

 

E in un attimo, una frase tanto semplice, assume un significato immenso.

Perchè sappiamo cosa c’è dietro. Ci hanno mostrato quello che in moltissimi casi è mancato in questa stagione: introspezione, profondità, cuore della storia.

Siamo così stanchi di essere sballottati da una storyline all’altra nel corso di soli 40 minuti, che per una volta, dopo tempo, è stato bellissimo e terapeutico fermarsi un attimo e analizzare più in profondità qualcosa, concentrarsi solo su 4 personaggi alla volta.

Non avrei mai pensato di dirlo, vista la 13° stagione, ma quanto mi mancavano i centrici.

Onestamente, a parte il 300° episodio, questo è stato l’unico episodio della stagione che mi ha emozionato davvero.

Niente occhi che pizzicano, ma vere e proprie lacrime. E l’anno scorso c’erano tantissimi problemi di struttura e gestione autoriale, ma per lo meno le emozioni non mancavano.

Si scavava a fondo, anche in maniera morbosa, ma entravamo sempre nel vivo di una storia.

Quest’anno, in nome dello screentime per tutti, si è scelto di rinunciare a questo aspetto fondamentale.

Perciò sì, questa settimana, per la prima volta dopo tempo, è stato bellissimo fermarsi un attimo. Scendere dalla giostra, prenderne una più piccola con meno persone a bordo.

Una giostra che ci ha persino permesso di ricordare il passato.

Ben venga un filler fisiologico ogni tanto. Questa serie ha 24 episodi a stagione, ne ha bisogno più di chiunque altra.

Così conosciamo meglio la Bailey, e sembra assurdo anche dirlo dopo 14 stagioni, ma è così. Capiamo meglio la sua psicologia, la sua storia di persona.

Perchè quando tratti e racconti i personaggi in questo modo, allora smettono di essere semplici personaggi e diventano vere e proprio persone. Il termine “personaggio” è riduttivo, falso, forzato.

E non sapevo nemmeno fosse possibile, ma sento di volere ancora più bene alla Bailey dopo questo episodio.

Perchè, alla faccia del suo aspetto minuto, è una donna straordinariamente forte, caparbia, che ha sempre lottato per quello che voleva. Una guerriera capace persino di fermare un infarto prima del tempo.

Ma allo stesso tempo è anche una donna fragile e umana che però ci insegna a non aver paura o vergogna delle malattie mentali, che possono colpire tutti, ma restano solo una piccola parte di noi. Non la nostra intera storia. Ed è un bellissimo e importantissimo messaggio questo.

Ed è una donna assolutamente altruista, perchè per quanto ami la sua stabilità, non lascerebbe mai che suo marito rinunciasse alla passione del momento.

Anche se per lei tutto questo è assurdo e incomprensibile da essere fonte di stress.

E questo suo aspetto, non può che essere merito di sua madre, che con lei, per tutta la vita, si è comportata l’esatto opposto.

In questo episodio ci fermiamo a ricordare cosa c’è dietro quelle semplici battute ironiche e di sfida tra Richard e Miranda ogni giorno al GSMH: un affetto e un legame puro e sincero.

“Starò bene quando lei starà bene”.

E giù di lacrime, con tanto di flashback, a ricordare quanto questi due siano un team dall’inizio.

Ormai sono i due pilastri di questa serie e non posso proprio immaginare il GSMH senza di loro.

Anzi, non posso immaginare l’intero Grey’s Anatomy senza loro.

Perchè in questo episodio giocavamo in trasferta, ma di nuovo, non importa il dove, quando sono i personaggi il punto.

Apprezzatissima anche Maggie, che quando è lontana dall’essere il terzo incomodo in triangoli amorosi, torna quel chirurgo cardiotoracico cazzuto che tanto ci piace.

Se puntassero su questo, Maggie Pierce smetterebbe di essere una barzelletta e sarebbe definitivamente sulla strada per piacerci.

Il punto sta nell’essere dignitosa.

A me va benissimo che Maggie sia badass in sala operatoria e impacciatissima come Sailor Moon nella vita.

Questo è il suo essere.

Il fatto è che gli autori non le danno una storyline sua, un proprio spazio in cui crescere. Devono per forza inserirla in altre dinamiche di coppia. E non in coppie qualsiasi, ma sempre le più amate dal pubblico.

Se pensiamo al percorso di Maggie in questo senso, c’è del comico: ha passato tutta la 13° stagione a essere un inutile ostacolo per Meredith e Nathan, e poi è uscita da questa dinamica di triangolo solo perchè, nella stessa stagione, ne è entrata in un altro.

Se volte imparare a farvi odiare da qualcuno, guardate la storyline di Maggie Pierce.

Maggie è ormai entrata nell’ottica di Grey’s Anatomy, e il fatto che faccia domande di ordinaria amministrazione in questa serie come: “Stai morendo anche tu?”, ne è la prova.

Perciò spero che gli autori diano a questo personaggio un vero e proprio percorso di “redenzione” per valorizzare i punti positivi che possiede, piuttosto che esaltare i suoi difetti, e renderla estrema ed esasperante per il pubblico a casa.

 

Conclusione:

Un episodio ben fatto, ben strutturato, ben scritto. C’erano tutti gli elementi vincenti che hanno reso questa serie un cult.

Questa settimana, nulla da dire.

Impeccabile.

Più episodi come questo, per favore.

Ne abbiamo tutti bisogno.

Voto: 7,5

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