Recensione Di Daniele – Grey’s Anatomy 14×12 Harder, Better, Faster, Stronger

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Premetto che questo episodio mi è piaciuto moltissimo.

Un po’ perchè quest’anno ci hanno abituati al tutto e subito, al passare velocemente da una storyline all’altra nel giro di un’inquadratura, che a fine episodio ci sembrava davvero di essere scesi dalle montagne russe, ma non per i giusti motivi.

Eravamo Ben Warren ma non emozionati davvero: strafatti di adrenalina, confusi, annebbiati, con la testa che ci girava per il troppo fumo e niente arrosto.

Invece, negli ultimi due episodi, stiamo rallentando un po’.

I ritmi non sono più così frenetici, ed è chiaro che Krista Vernoff, tornata al timone dello show dopo anni, abbia voluto cambiare velocemente rotta, sistemare le cose che non andavano, impostare la sua visione della serie, e adesso, dopo aver passato la prima parte di stagione a imprimerci il suo marchio, stiamo navigando tranquillamente verso la meta stabilita.

Perciò l’episodio Bailey-centrico e quello di questa settimana, sono una vera benedizione.

Ne avevamo bisogno, in una stagione così piena di colpi di scena e del tutto sprovvista di introspezione.

Ma il motivo principale per cui questo episodio mi è piaciuto così tanto, è perchè si è fermato ad offrirci un quadro preciso dei nostri protagonisti. E a mostrarci quanto le cose siano cambiate negli anni, pur restando fedeli a ciò che abbiamo sempre amato di questo show.

È stato davvero poetico vedere a inizio episodio, ogni medico immerso nel suo elemento naturale. È quel genere di immagine che diventa iconica.

Come Meredith con un fegato di plastica in mano.

O Jackson, che ci ricorda che non è solo un miliardario in cerca di figa, e si lancia in una ricerca che avrebbe reso così fiero Mark Sloan.

I ragazzini insicuri e alle prime armi sono spariti da anni, e adesso siamo di fronte a veri e propri scienziati, medici, ricercatori all’avanguardia.

Ultimamente eravamo così abituati a pensare a loro come a dei veri supereroi, che la nostra certezza di vita è: “non mi farò MAI, MAI, MAI operare da qualcuno che non sia un medico del GSMH.”

Complici anche altri show televisivi, tanto per citarne l’ultimo esempio, This Is Us, dove non mi convincerete mai del contrario, ma Jack Pearson è morto per malasanità.

 

Perchè se Jack fosse arrivato al GSMH in quelle condizioni, e tu medico sai che l’inalazione di fumo è la causa principale di morte, non gli avresti dato un po’ di ossigeno e basta.

April Kepner avrebbe richiesto un emogasanalisi e una broncoscopia.

Amelia Shepherd un esame neurologico completo per accertare se ci fossero danni dovuti alla prolungata inalazione di fumo.

Maggie Pierce un ECG.

E Jack sarebbe ancora tra noi. Come Derek, se non avessero saltato la TC celebrale.

Vedete? Siamo circondati da incompetenti.

La malasanità incombe.

Perciò è stato bello, per una volta, vedere questi medici supereroi scontrarsi con gli attuali limiti della chirurgia. Ma altrettanto eccitante, lottare per superarli.

Sotto questo punto di vista è stato davvero un episodio affascinante, eccitante, perchè ti dà proprio quella sensazione di voler andare oltre, quella sicurezza di poter battere l’imbattibile, essere un supereroe ma non della Marvel.

Il tuo cervello, la tua ispirazione, le tue capacità, sono questi i tuoi super poteri.

E sono episodi come questo a colpire e a lasciare il segno nelle nuove generazioni. A far dire a un ragazzino che guarda: “Da grande voglio fare il chirurgo e non l’Isola dei Famosi.”

Perciò ben venga tutto questo.

Per una volta in questa stagione, lanciamo dei messaggi positivi, puliti, senza sporcarli di quella tossica politica Shondiana a cui siamo abituati.

Non manca, anche, uno sguardo all’attualità che, in questo caso, ho apprezzato molto.

I siparietti tra la Bailey e Occhiali, sono stati un chiaro accenno alla questione: “molestie sul lavoro.”

Occhiali si è sentito a disagio ad essere in camera della Bailey, con lei a letto, in un ambiente così personale ed intimo. E l’ha detto.

E sono felice che, per una volta, abbiano invertito i ruoli.

Con una donna al potere che, senza rendersene conto, mette a disagio un suo dipendente.

In ogni caso, la Bailey è una Bamby e lo sappiamo tutti. Inoltre la sua attenzione è tutta rivolta a costruire un utensile che non è di certo affascinante, non svolgerà una nobile funzione, né salverà vite in confronto alle ricerche di altri, ma la farà diventare fottutamente ricca.

E io amo la mia business woman.

Dopo tutto, con un marito come Ben che si licenzia dal posto di lavoro ogni 2 giorni, devi pur pensare a trascorrere una vecchiaia serena e mettere soldi da parte.

Perciò molestare Occhiali era l’ultimo dei suoi pensieri. La Bailey puntava ai big money.

Ma questo duo ci piace, perchè ci ricorda i vecchi tempi con George O’Malley.

E rispetto ad O’Malley, preferisco diecimila volte Occhiali.

 

Sì, perchè lui trasmette proprio quella dolcezza, quell’innocenza per cui è impossibile non provare empatia. È lo sfigato nerd della porta accanto che si ritrova a fare sesso con una come Jo Wilson o in camera da letto del proprio capo. Non ha il controllo degli eventi. 

George O’Malley mi faceva venire l’orticaria.

Raro caso, in cui la versione 2.0 è meglio dell’originale.

Bene anche il Team MerJo, che finalmente inizia ad ingranare e a trovare un senso, certo, se ci dimentichiamo come l’hanno forzato all’origine.

Così come ho apprezzato quello della sfiga eterna di Amelia Shepherd ed Alex Karev. Abbiamo creato un’arma di distruzione di massa. La sfiga di uno che si unisce a quella dell’altra. Finirà, male, malissimo. Ci saranno sangue e pianti, me lo sento. Ma va bene così, perchè è bello tornare con i piedi per terra a fine giornata e ricordarsi che non sempre vinciamo.

Il fallimento e il successo sono due facce della stessa medaglia. E in questo episodio ci sono entrambe.

Ho apprezzato il fatto che tutte le ricerche siano state ispirate da storie di vita, da esperienze umane, dal dolore e dalla morte altrui, persino. Queste ricerche sono un ponte verso la speranza, la salvezza futura. Sono il motivo per cui lottare.

E sono storie reali, a noi vicine: dall’ex alcolista pentito, a una madre morta di parto, a una dottoressa transgender che sottolinea quanto è importante lottare affinché non ci siano cittadini di serie A e serie B.

Siamo tutti umani. Siamo tutti uguali.

Perciò se spendiamo milioni di dollari all’anno per migliorare il viagra, possiamo farlo anche per quelle persone che statisticamente sono la minoranza.

Quell’1% che però equivale a 75 MILIONI di PERSONE. VITE UMANE. 

Ed è questo a fare tutta la differenza.

Così come ho amato il modo in cui è nata la ricerca di Arizona. Una ricerca che non solo punta a migliorare la condizione delle donne in gravidanza, ma che trova anche il modo di guarire la colpa e il dolore di April e Arizona nell’aver perso la moglie di Matthew.

E per una volta l’Italia viene citata per una giusta causa, per un merito e un riconoscimento di cui andare fieri nel mondo. E no, non sto parlando del trio de Il Volo.

Ed è stato bello vedere anche il percorso inverso: Owen che ha un piano ma rinuncia a fine giornata e Arizona che parte depressa e demoralizzata, ma poi trova la propria causa per cui vale la pena lottare.

Forse perchè sono reduce da This Is Us, e la terapia familiare dei Pearson, sotto lo sguardo attento della nostra ex Ellis Grey, ha fatto i suoi effetti, ma in questo episodio mi sono emozionato davvero per le scene tra Richard e Maggie.

È bellissimo vederli legare, è una cosa che fa bene ad entrambi. E anche se hanno perso molto tempo, lo stanno recuperando senza ansie e sensi di colpa, ma in modo naturale e spontaneo. Come un vero rapporto padre-figlia. Ed entrambi si aiutano a vicenda: a guardarsi dentro, a condividere ciò che non hanno avuto mai l’occasione di fare, a superare i rispettivi dolori. Stanno costruendo un legame bellissimo. 

E grazie Krista Vernoff perchè per una volta ci hai portati fuori da quell’ospedale con Richard. Vederlo prendere lezioni di salsa è stato un inaspettato sogno. Nemmeno sapevo di averne bisogno fino a quando non l’ho visto.

Continuano le disavventure amorose di Maggie Pierce e continuo ad apprezzare questo suo essere una Bridget Jones inside. L’importante è che non le facciano MAI più commettere l’errore di elemosinare amore e attenzioni da un uomo, come una Gemma Galgani qualunque.

Questo episodio avrebbe comunque vinto a mani basse anche per l’assenza di Ben Warren (aria pura per i miei polmoni e toccasana per i miei nervi) e il ritrovo serale al vecchio bar di Joe.

Ecco perchè dico che questo episodio ha funzionato: perchè ci mostra quanto siamo cresciuti, ma quanto ancora siamo legati alle vecchie tradizioni. Con tanto di baci e tequila.

È stato un vero ritorno a casa. All’origine. A ciò che siamo sempre stati e in uno dei luoghi cult e iconici che ci ha visti crescere.

Trovo che questo episodio sia stato, finalmente, un episodio preparatorio per molte storyline.

È stato solo un punto di partenza. Niente storyline che si aprono e chiudono velocemente in 40 minuti, ma piantano solo il seme per germogliare in più episodi. Come la crisi di fede di April che continua.

E anch’io, come i nostri medici, ho trovato l’ispirazione per la mia ricerca.

All’improvviso, l’illuminazione.

È CERONE.

L’ideatore del 33 Triple-C, il polimero reticolato.

È lui l’uomo.

È lui il medico che corrisponde alla descrizione del dottore che stavano cercando come controparte maschile per Meredith Grey. È persino di Madrid.

Scott Speedman, is that you?

Ok Krista Vernoff, I’m in. Ho ritrovato l’ispirazione anch’io. Partecipo, di nuovo, attivamente al contest chiamato Grey’s Anatomy.

Voto: 7

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